Fotografia come rinascita

di GIUSEPPE GRADELLA

Faccio una premessa e so che non è il modo migliore per arrivare al punto, ma io al mio personale punto ci sto arrivando con i giusti tempi, la premessa consiste nel fatto che non sono un fotografo di lunga data, non sono navigato, esperto, non ho partecipazioni in circoli, non sono dentro nessuna associazione fotografica, ho grosse difficoltà nei confronti dei concorsi, dei bandi delle letture portfolio, ho fatto l’architetto fini a due anni fa, non sono giovane anagraficamente ma giovanissimo a livello fotografico, mi sono trovato in poco tempo a cambiare completamente la mia vita professionale e di conseguenza la mia vita. Sicuramente in questa premessa e promessa di cambiamento c’è anche il quartiere di Lunetta, un luogo a me alieno fino a non tantissimo tempo fa, di cui avevo spesso sentito parlare, parlare male, etichettare, evitare, un luogo di brutti condomini, di gente venuta da chissà dove, ma da chissà dove ci sono venuto io lì, sono stato chiamato per venire a fare un sopralluogo, di un edificio vuoto, non sicuramente bello architettonicamente parlando, che però mi è piaciuto da subito; spesso siamo portati a giudicare per schemi mentali preconfezionati, sono più semplici da attuare, ci rendono più semplice la decodificazione di realtà che non riusciamo a comprendere, per quanto riguarda i luoghi a volte non succede di applicarli, quello che di un luogo mi resta dentro è la luce e il rapporto tra questa e gli spazi, ecco in questo luogo fino a qualche minuto prima completamente sconosciuto, ho provato una specie di fascinazione.

La qualità luminosa degli spazi, il modo in cui le pareti di vetro mattone diffondevano la luce del sole, il blu sfacciato ed elettrico delle facciate che da dentro guardavo ammirato, tutto questo mi ha fatto star bene in qualche modo, bene con me stesso e con il luogo dove mi trovavo: non so se sia stato amore a prima vista, sicuramente è stato come tornare in un posto che in qualche modo mi apparteneva. E' iniziata così la mia avventura al Creative Lab di Lunetta, ho passato giorni nelle stanze vuote, ho disegnato quello che sarebbe diventato lo studio di posa, ero stato chiamato lì per quello, stavo seduto sul pavimento nello spazio ancora vuoto e stavo bene, non importava se fuori stesse piovendo o ci fosse il sole, lì c’era la luce giusta, era un buon posto dove ricominciare era un ottimo luogo dove lavorare; con la scoperta della stanza ho scoperto l’intero edificio e poi per piccoli passi l’intero quartiere, in poco tempo mi ci sono sentito a casa, era ed è un ottimo rifugio dove creare e lavorare; Lunetta è un luogo vicino alla città e lontano allo stesso tempo, la sua architettura i suoi spazi sono unici, profondamente diversi da quelli compressi del centro storico, un luogo sulla carta difficile, ma che negli ultimi anni ha dato la possibilità di creare in esso qualcosa che a Mantova sarebbe stato impossibile, dalla difficoltà è nata la possibilità, arte, performance, sociale, integrazione reale e servizi per la comunità, io mi sono trovato in mezzo a tutto questo catapultato da altri luoghi e mi ci sono trovato subito bene.

A mio parere, da un punto di vista fotografico, sia il Creative Lab che il quartiere di Lunetta si prestano tantissimo per creare set fotografici di diverso tipo, trovo che ci siano luoghi dell’incerta matrice architettonica, ma dall’indiscutibile fascino visivo, le lunghe infilate di portici, la sproporzione delle facciate, la presenza di ampi tratti di verde urbano, la brutalità di un architettura che oggi diventa un ottimo luogo dove dipingere murales d’autore; per me il Creative Lab è diventato il principale luogo di creazione, all’interno dei suoi spazi e di rimando all’esterno e in diverse parti degli isolati attigui ho portato a termini i miei lavori più importanti, la maggior parte della mia produzione artistica realizzata nell’ultimo anno è venuta alla luce proprio lì, ritratti, reportage, workshop, cataloghi, direzione della fotografia per produzioni video, installazioni visive, insomma tantissime cose, questo con l’aiuto e la collaborazione di molta gente che in questo luogo è passata o tuttora risiede. Sono fermamente convinto che se io, nella mia piccola dimensione, ho potuto trarre così tanta energia e potuto realizzare una così notevole mole di lavoro, parte del merito vada sicuramente al luogo dove tutto questo si è realizzato; io non sono certo un esperto di tematiche relative alla rigenerazione di un quartiere, materia molto complessa e difficile, posso parlare solo per me stesso e per quello che ho avuto e per quello che ho potuto dare: sento di poter dire che portare arte, cultura, divertimento e bellezza, là dove sicuramente non erano argomenti primari fino a qualche tempo prima sia uno tra i migliori modi per poter dare una nuova rotta a qualcosa per troppo tempo incagliato nelle secche della noncuranza.

Mi piace camminare per Lunetta, mi piace stare a guardare come cambia la luce, scatto foto molto spesso dei luoghi, osservo come cambia la loro percezione durante il giorno e durante le stagioni, spesso mi ritrovo in spazi dal sapore teatrale e molto cinematografico; li trovo molto adatti per servizi di moda, film, video musicali, per ritratti, e tante altre cose; di mio non ho mai avuto nessun tipo di problema, ci sono tantissime famiglie, ragazzi che si recano nelle scuole e palestre attigue al Creative Lab, anziani con i nipoti al parco, biciclette, spazi pubblici ben tenuti, è possibile vedere persone provenienti da tante nazioni diverse, è un luogo per me contemporaneo che ispira idee contemporanee. Il progetto a cui sono rimasto più affezionato fino ad ora è il primo che ho realizzato, OBSCURA, una sorta di performance che è stata il mio debutto nella serata di inaugurazione. Ho preferito che la gente non venisse per guardare fotografie, ma per farle: i presenti infatti, entrando nella sala di posa, avevano la possibilità di scattarsi degli autoritratti, fin qui nulla di speciale. La particolarità stava nel fatto, che dopo essersi seduti di fronte ad una macchina fotografica montata su un cavalletto e con uno scatto flessibile, potevano scattarsi una foto, senza vedere il risultato immediatamente, mentre nello stesso momento in un luogo attiguo, ma a loro non visibile veniva proiettato l’autoritratto appena realizzato, che era invece visibile a tutti gli altri partecipanti, i quali commentandolo a breve distanza condizionavano chi era ancora seduto poteva solo immaginarlo. Lasciata la postazione per vedere il risultato della posa il partecipante avrebbe perso automaticamente la possibilità di scattare altre foto, lasciando posto al “fotografo” successivo e a nuovi ritratti che si sarebbero cancellati nel momento stesso in cui la postazione veniva liberata, impedendo all’autore della foto di vedersi e di modificare la propria opera. E’ stato un successo incredibile, in circa due ore e mezza sono stati scattati un centinaio di ritratti, di cui diversi anche di gruppo, rivelando una carrellata fantastica di visi ed espressioni. I bambini del quartiere si sono palesati all’improvviso e sono diventati i protagonisti indiscussi della performance.

Anche i miei ritratti fine art più conosciuti sono stati realizzati al Creative Lab, le condizioni di luce e un particolare assetto studiato per essere realizzato proprio nello studio di posa, mi ha permesso di creare una serie di opere in cui sono riuscito a ricreare un’atmosfera di sospensione e distacco, all’interno dello studio, mentre fotografo, si respira un’atmosfera di calma e concentrazione, che è raro trovare in altri luoghi.

All’interno del quartiere è stato davvero interessante e impegnativo seguire i ragazzi di Iuvenis Danza durante Dance on District, un gruppo di ballerini bravissimi che si spostava tra le piazze e le vie del quartiere interpretando gli spazi con la danza. Il mio compito era di seguirli creando un reportage che riproducesse questo tipo di legame artistico mutevole e di brevissima durata, con incursioni inaspettate agli abitanti. La reazione è stata molto positiva e dopo essermi rotolato anche io su asfalto e prati, il risultato portato a casa - assieme al video girato da un valente collega - ha permesso alla compagnia di ballo di accedere ad un finanziamento per la loro attività.

Queste sono solo alcune delle molte attività che ho svolto all’interno della struttura del Creative Lab e di rimando nel quartiere, e solo una piccola percentuale di quelle che si potrebbero ancora svolgere: credo davvero che trovare spazi nuovi per creare dando a questi spazi nuova vita, sia la strada giusta da continuare a percorrere. Il Creative Lab di per se stesso sta diventando sempre più un incubatore di idee e un catalizzatore di energie artistiche e allo stesso tempo il quartiere di Lunetta ogni giorno di più sta diventando un laboratorio a cielo aperto per artisti e per i suoi abitanti, soprattutto i più giovani.

Se all’inizio ho fatto una premessa alla fine tenterò una conclusione ribadendo che per la mia personale esperienza, la possibilità di lavorare in un luogo come questo mi ha dato molti vantaggi grazie a nuovi rapporti personali e professionali, dandomi la possibilità di vivere esperienze che altrimenti non avrei potuto realizzare. Estendere questa possibilità ad altre persone, soprattutto giovani, ta già creando un piccolo nucleo attivo di riferimento, che in poco tempo potrebbe aprirsi a realtà anche più grandi capaci di innescare collaborazioni per accedere a progetti più grandi e stabilire nel quartiere inamiche stabili di produzione ed esibizione artistica.

E anche adesso, mentre finisco di scrivere, qui dentro ci sto ancora bene, mentre fuori sento i rumori di qualcuno che passa in bici e ride, vedo il blu elettrico tagliato da ombre nette, il cielo che porterà pioggia tra poco, i miei vetri graffiati e specchi tondi, le mie tele colorate e il ricordo di tutta la gente che fino ad oggi è passata qui dentro. Due anni fa tutto questo non era in nessuno dei mie pensieri e in questi due anni tutto è cambiato, come il quartiere anche io lo sono e ne sono fiero; qui di gente, sono sicuro, ne passerà ancora tanta e cose e nuove e bellissime verranno alla luce, luce che qui attorno a me è davvero bellissima.

SCARICA LA VERSIONE PDF DELL'ARTICOLO

 

PENSIERI SCRITTI è una rubrica inserita all'interno del progetto Creative Lab - Lo Spazio dell’Arte per Creative Living Lab, il premio della commissione del Mibac – Direzione Generale Arte e Architettura contemporanee e Periferie Urbane scritto e ideato da Pantacon insieme a Caravan SetUp, selezionato tra i sei migliori a livello nazionale. Dopo aver coinvolto il quartiere Lunetta con laboratori condivisi di stampo creativo tramite i linguaggi della fotografia, della costruzione di fonti luminose e dell'arredo urbano con street art e stoffe, abbiamo dato carta bianca ad un esperto di rigenerazione urbana (Federico Fedel), ad un fotografo (Giuseppe Gradella), ad un artista e docente di arte contemporanea (Vincenzo Denti) e ad un assessore che a Mantova si occupa di ambiente, territorio e beni comuni (Andrea Murari) invitandoli a raccontarci una personale visione e l'esperienza vissuta in questo luogo di rigenerazione.

Tutte le foto sono di Giuseppe Gradella

mantova citta d arte e di cultura

Hub Santagnese10

Condividi con noi la tua idea di impresa culturale, il tuo progetto, le tue competenze: insieme possiamo fare molta più strada.

Newsletter

Vuoi ricevere la nostra newsletter?
Inserisci qui il tuo indirizzo mail!