Rigenerazione urbana, un pensiero da costruire

di Federico Fedel
architetto esperto di rigenerazione urbana


La rigenerazione urbana è un tema molto dibattuto, spesso utilizzato in maniera impropria, magari per identificare una semplice riqualificazione di uno spazio urbano o per giustificare un banale intervento di manutenzione. Ma il significato è, a mio avviso, più complesso e tocca temi più profondi. Il fatto stesso che l’uso di questa terminologia sia così frequente, sta a significare che l’azione che il termine sottende è auspicabile se non necessaria. Alla base di questa necessità rigenerativa c’è la volontà di trovare un nuovo sistema di interazione sociale capace di ricostruire un’idea nuova di comunità. La crisi identitaria delle periferie e dei centri medio piccoli ha diverse ragioni, che trovano la loro origine nelle grandi trasformazioni sociali, demografiche ed economiche, a partire dagli anni del boom. Il prolungato equilibrio sociale e culturale che ha caratterizzato per decenni questi centri è saltato, e comprendere ed analizzare le ragioni che hanno portato alla fine di questo modello, diviene indispensabile per capire il significato stesso di rigenerazione.

In sostanza il tema della rigenerazione appare indissolubilmente legato alla ricerca di un nuovo ruolo per piccoli sistemi urbani intesi come porzioni di grandi centri o piccoli centri autonomi. Insisto sul termine centro per rafforzare l’idea di una centralità non solo cartesiana, ma soprattutto relazionale e sociale che deve ricostruirsi su basi completamente diverse rispetto alle consuetudini che ne avevano costituito la specificità.
Le grandi concentrazioni urbane rappresentano oggi i nuovi centri, la popolazione mondiale è sempre di più concentrata nelle megalopoli, un vero e proprio esodo globale, capace di modificare e stravolgere ciò che ha sempre connotato l’identità dei luoghi. Idee e risorse si spostano e si concentrano verso questi “iperluoghi”, dove la visione è già tracciata, costruendo un sistema urbano che possiamo definire autorigenerativo. La vera sfida diventa quindi trovare le risorse e i progetti per dare una visione a quei brani di spazio, che si trovano esclusi dal fenomeno di questa grande crescita urbana. All’opposto degli Iperluoghi e della densità che li caratterizza sono, per riprendere una definizione di Franco Lacecla, i nonluoghi che qui perdono la connotazione di luogo fisico, per descrivere un vuoto di futuro, di visione.
Su questi presupposti la rigenerazione assume l’ambizioso compito di recuperare una qualità urbana capace di aggregare, costruendo una alternativa alla forza attrattiva degli iperluoghi.
Altre culture e un vuoto generazionale sono le nuove basi sulle quali impostare progetti rigenerativi capaci di ridare alla parola centro il significato originario di luogo di incontro, di confronto e di costruzione di una consapevolezza che tenga insieme le nuove istanze. I desideri delle persone, le loro aspirazioni sono da considerare parte integrante dei progetti da attuare. Al centro di un processo rigenerativo sono dunque le persone, le identità e la loro volontà di migliorarsi nella costruzione di un luogo e del suo carattere specifico. La rigenerazione è quindi un percorso complesso che in un certo senso esprime una contrazione temporale se confrontato con i lunghi processi di costruzione identitaria delle comunità. Rappresenta una sorta di “accelerazione indotta” con l’obbiettivo di ritrovare un ruolo specifico alle marginalità urbane, un processo che occorre ripercorrere con la consapevolezza delle diversità culturali che ora si confrontano.

Molti sono gli esempi, in Italia e in Europa, che dimostrano le possibilità di sviluppo di un cultura della rigenerazione, alcuni dei quali ambiziosi, anche dal punto di vista delle risorse impiegate, altri sono progetti basati più su professionalità che su risorse economiche. Dietro alla sigla “rigenerazione” c’è dunque molto, c’è la costruzione di una visione sui luoghi e sulle relazioni dei sistemi urbani riferiti ai residenti, c’è la capacità di immaginare un futuro possibile al di fuori delle realtà urbane di grande capacità attrattiva. Lo scenario è articolato e necessita di una politica che governi la crescita di una cultura rigenerativa, che metta a sistema le singole esperienze, capace insomma di scommettere sullo spazio non progettato, sulla costruzione di nuove comunità, di nuove identità. E’ evidente quanto l’assenza di strumenti propri renda necessaria una professionalità alta, capace di trasformare questa mancanza di visione in opportunità. Rigenerare significa quindi progettare luoghi e relazioni possibili partendo dalle persone, cercando un ruolo anche economico per i piccoli centri e le periferie urbane. Il pensiero sul tema è in crescita così come le esperienze in atto e le professionalità che si aggiungono a questo percorso di conoscenza e trasformazione.

Le esperienze del quartiere Lunetta a Mantova si inseriscono in questo ampio contesto e rappresentano un modello per le periferie delle piccole città, un laboratorio aperto che aggrega e trova relazioni attraverso le attività e i progetti, una rigenerazione culturale e sociale prima che di trasformazione dei luoghi, una ricerca di identità collettiva in grado di costruire una propria autonomia culturale e sociale. In questa esperienza concreta ci sono tutti i presupposti per la crescita di una cultura della rigenerazione, una esperienza in progerss, da studiare e sulla quale riflettere, un sistema da confrontare con altri per lo sviluppo di un pensiero che possa disegnare un ruolo futuro per le marginalità urbane.

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PENSIERI SCRITTI è una rubrica inserita all'interno del progetto Creative Lab - Lo Spazio dell’Arte per Creative Living Lab, il premio della commissione del Mibac – Direzione Generale Arte e Architettura contemporanee e Periferie Urbane scritto e ideato da Pantacon insieme a Caravan SetUp, selezionato tra i sei migliori a livello nazionale. Dopo aver coinvolto il quartiere Lunetta con laboratori condivisi di stampo creativo tramite i linguaggi della fotografia, della costruzione di fonti luminose e dell'arredo urbano con street art e stoffe, abbiamo dato carta bianca ad un esperto di rigenerazione urbana (Federico Fedel), ad un fotografo (Giuseppe Gradella), ad un artista e docente di arte contemporanea (Vincenzo Denti) e ad un assessore che a Mantova si occupa di ambiente, territorio e beni comuni (Andrea Murari) invitandoli a raccontarci una personale visione e l'esperienza vissuta in questo luogo di rigenerazione.

Tutte le foto sono di Giuseppe Gradella

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